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Cos'è
il sentierismo
Per la prima volta i bisogni coincidono quasi esclusivamente con delle merci. Finché la maggioranza della gente non disponeva che delle gambe per andare dove voleva, protestava se veniva ostacolata la sua libertà di spostarsi. Ora che dipende invece dai mezzi di trasporto, rivendica non la libertà ma il diritto di divorare chilometri a bordo di un veicolo.
(Illich 1996, p.29)
Il sentierismo, come pratica al confine tra attività sportiva e turistica, può sembrarci a prima vista un
prodotto esclusivo delle società affluenti. È in questo tipo di società, infatti, che l'uomo, dopo essersi liberato dai vincoli del territorio e dello spazio, riscopre, anche alla luce delle elaborazioni del pensiero ecologista contemporaneo, il bisogno ad una mobilità propriamente umana, ossia non sottomessa a protesi tecnologiche (Illich 1977).
Attraverso un processo continuo di liberazione dai vincoli territoriali della distanza, le società occidentali hanno costruito uno scenario in cui, mentre la velocità diventa ossessione, lo spazio va annullato e cancellato all'insegna della virtualità delle reti.
La pratica del sentierismo, contrapponendosi a ciò, pare incentrarsi sulla riscoperta in chiave post-moderna del territorio. Vi è un bisogno alla base che si fonda sulla
necessità di ricostruire il rapporto con i luoghi intesi in senso
antropologico, quindi storici, relazionali e identitari
(Augè 1992); accanto a questa riscoperta dei "modi tradizionali" di rapportarsi al proprio spazio vitale, la pratica sentieristica si caratterizza per rispondere a bisogni propriamente contemporanei che potremmo definire post-materialisti (Inglehart 1990):
- Ritrovare il benessere fisico attraverso una pratica non agonistica.
- Conoscere/Vivere/Visitare luoghi sempre nuovi venendo a contatto con una natura antropizzata
- Valorizzare lo spazio locale e riscoprire il rapporto con l'altro in maniera meno mercificata e/o mercificante.
Il primo punto è di particolare interesse alla luce dell'importanza che le attività sportive hanno nella
creazione dell'identità individuale; a questo genere di attività, infatti, l'individuo è solito dedicare molto tempo della propria quotidianità, la particolarità sta nel fatto che lo sport attraverso il sentierismo viene vissuto come
pratica non agonistica e non spettacolarizzabile.
Il secondo punto esplicitato focalizza l'attenzione sulla relazione con i luoghi e quindi con l'ambiente; non vi è nei sentieristi la ricerca di scenari incontaminati o primordiali, il rapporto si costruisce con
spazi storici ed antropizzati. Spazi che non raccontano quindi l'assenza dell'uomo, ma la sua millenaria presenza.
Il terzo punto mette invece l'accento non sulla relazione con l'ambiente ma sul
confronto interculturale con le popolazioni locali. Lo spazio da scenario per passeggiate naturalistiche assume le sembianze dello spazio costruito quotidianamente dalle dinamiche storiche e dalla fondamentale interrelazione tra host e guest.
Queste tre tipi di bisogni "post-materialisti" che la pratica sentieristica dovrebbe, in qualche modo, contribuire a soddisfare, potrebbero anche essere concepiti come le tre fondamentali dimensioni che assieme riescono a restituirci il senso complessivo che il sentierismo assume come pratica sociale.
Mentre la prima dimensione mette in risalto il ruolo che la pratica sentieristica può svolgere nella
costruzione dell'identità individuale attraverso la centralità che assume la ricerca costante del benessere fisico; la seconda presuppone un allargamento dell'interesse conoscitivo verso lo spazio altro da se e comunque distante dallo spazio abituale del quotidiano; l'ultima dimensione impone di
considerare il rapporto con l'altro. In quest'ultima e ulteriore estensione del significato ritroviamo la trasformazione di una
pratica "al confine tra attività sportiva e attività turistica" in vera e propria pratica culturale pluridimensionale. Gli elementi di rottura che essa presenta rispetto ai modi tradizionali del fare sport e del fare turismo si concretizzano così nella capacità di coniugare gli aspetti eticamente più positivi (rispetto alla nostra ottica) delle due pratiche.
Riteniamo sia utile esplicitare, fin dall'inizio del nostro excursus, che assumeremo come normativamente positiva la diffusione della pratica sentieristica nelle società contemporanee. Riprenderemo però questo discorso dopo aver fatto alcune precisazioni, di tipo storico e di tipo strutturale, per rendere esplicita la prospettiva attraverso cui analizziamo un fenomeno che, comunque lo si voglia definire, risulta essere una pratica sociale e quindi, nella sua complessità, degna di analisi approfondita e sistematica.
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